Storica sentenza della Corte Suprema sull’art. 900 comma 4 c.c.

Il codice civile giapponese, art. 900 comma 4 prevede:

子、直系尊属又は兄弟姉妹が数人あるときは、各自の相続分は、相等しいものとする。 ただし、嫡出でない子の相続分は、嫡出である子の相続分の二分の一とし(…)
Se ci sono due o più figli, ascendenti o fratelli, la quota ereditaria è divisa in parti eguali. Tuttavia, la quota ereditaria dei figli non legittimi è la metà della quota dei figli legittimi (…)

Negli anni passati, il trattamento discriminatorio dei figli non legittimi era già stato denunciato e portato all’attenzione della Corte Suprema, sia dei collegi ristretti che del gran collegio. Quest’ultimo nel 1995 aveva dichiarato, in una decisione 10-5, che la norma non fosse in contrasto con la Costituzione, perché essa rifletteva il sentimento sociale del tempo, ed il favore verso il matrimonio presente nel codice civile.
La sentenza si spingeva anzi a dire che si trattava di un riconoscimento nei confronti dei figli non legittimi, come dire: “E ancora grazie che vi spetta qualcosa” (passo citato a p. 3 della sentenza).

Il clima nel frattempo è cambiato, e la decisione del 4 settembre, nell’aria da tempo, dichiara incostituzionale questa disposizione, per contrasto con l’art. 14 comma 1 Cost.:

すべて国民は、法の下に平等であつて、人種、信条、性別、社会的身分又は門地により、政治的、経済的又は社会的関係において、差別されない
Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge e non sono discriminati nelle loro relazioni politiche, economiche o sociali a causa della loro razza, religione, sesso, condizione sociale o origine famigliare.

La decisione è stata unanime (14-0, poiché il giudice Terada, che aveva collaborato con il Ministero della Giustizia sulla riforma di questa materia, si è astenuto) nel riconoscere che la previsione del codice civile è discriminatoria nei confronti dei figli non legittimi, e che ad essi spetta una quota ereditaria di pari valore rispetto a quella dei figli legittimi.
In motivazione, interessanti i riferimenti di diritto comparato al diritto tedesco (legge del 1998 sulla successione dei figli illegittimi) e francese (legge del 2001) (p. 5 della sentenza).
Da notare la presenza di concurring opinion ( 補足意見 ) da parte dei giudici Kanetsuki, Chiba e Okabe (la cui opinione figura in ordine di anzianità di servizio). In particolare, le prime due opinioni trattano del problema della retroattività e degli effetti in altri giudizi della pronuncia di incostituzionalità.

La sentenza ha quindi “cassato” e rinviato il procedimento all’Alta Corte di Tokyo.
Importante anche la parte del dispositivo che precisa che la decisione non produce effetti in merito ai rapporti giuridici in materia ereditaria definiti dal luglio 2001 al giorno della sentenza in esame.

Qui un servizio sulla sentenza, con intervista alla parte ricorrente.

Qui gli estremi con dispositivo e qui il testo della decisione (online già un giorno dopo la pronuncia… complimenti!).

È la prima volta che una disposizione del codice civile (ricordiamo, del 1898) viene dichiarata incostituzionale.
Subito dopo la lettura della sentenza, il governo ha prontamente dichiarato che si metterà al lavoro per modificare la disposizione in modo da renderla conforme alla Costituzione.
Nel 2011, secondo dati del Ministero della Salute, vi erano in Giappone 23.000 figli nati fuori dal matrimonio.

La notizia della sentenzia sui quotidiani online: Tokyo Shinbun (JP), Japan Times (EN).

* Nota sulla terminologia: l’espressione “figli illegittimi” è superata in italiano. Essa traduce letteralmente 非嫡出子 (hichakushutsushi), termine usato correntemente dalla dottrina. La sentenza tuttavia usa tale vocabolo solo quando cita precedenti o leggi straniere; coerentemente alla scelta linguistica del codice civile, e forse per la volontà di usare un vocabolo meno “duro”, il termine usato dai giudici nelle motivazioni è 嫡出でない子 (figlio non legittimo).

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