Giudici popolari vs. giudici togati

Giudici popolari contro giudici togati.
Inaspettatamente la Corte Suprema si è messa dalla parte dei giudici popolari.

Il caso era questo: il 61enne Kikuo Anzai arriva nel novembre 2009 a Narita su un volo proveniente dalla Malesia. In valigia ha 1 kg di droghe sintetiche: ecstasy o anfetamine o chissà cos’altro, non si capisce mai bene a cosa corrisponda il termine 覚せい剤 kakuseizai, ma per fortuna c’è Wikipedia.

Rinviato a giudizio, il sig. Anzai viene giudicato in primo grado da un collegio misto con giudici popolari del Tribunale di Chiba. Sostiene che non sapeva della presenza della droga, contenuta dentro scatolette che lui pensava contenessero cioccolato, che un suo cliente gli aveva dato come souvenir da consegnare ad un conoscente residente a Tokyo.
Il collegio crede alla sua versione, e assolve il sig. Anzai.

La decisione viene appellata. Al giudizio di appello non partecipano giudici popolari: il collegio è costituito solo da 3 giudici togati.
L’Alta Corte di Tokyo non crede alla versione del sig. Anzai, e lo condanna a 10 anni di reclusione e ¥ 6M (€ 57.000 al cambio odierno) di multa.

Il sig. Anzai ricorre alla Corte Suprema. Che, come detto in apertura, censura la condotta dell’Alta corte e annulla la sentenza di appello.

La decisione sostiene che la corte di appello non abbia indicato con la precisione necessaria in quali punti la decisione di primo grado sia illogica, e che pertanto la riforma della sentenza di primo grado sulla base di un (supposto) errore sul giudizio di fatto sia una grave violazione di giustizia.
La sentenza è la prima che affronta questo problema, ed è destinata a fare giurisprudenza. Essa è destinata ad avere ricadute anche sul modo in cui i giudici popolari svolgono i loro compiti: sapere che le proprie sentenze, ed in particolare le valutazioni dei fatti, se non illogiche, possono reggere il vaglio delle corti superiori, è sicuramente un’importante iniezione di fiducia per il sistema della giuria mista.

La sentenza è stata adottata all’unanimità dal Primo collegio ristretto della Corte Suprema, est. Kanetsuki. Concurring opinion, in giapponese 補足意見, del giudice Shiraki.

Il testo è qui.

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