Tre anni di saiban’in seido (con aggiornamento 21 giugno)

E così sono passati tre anni dall’introduzione della giuria mista in materia penale, il 裁判員制度 (Saiban’in seido).

La legge che ha introdotto l’istituto imponeva al legislatore di condurre studi sull’applicazione della legge, di valutare il successo dell’istituto e di proporre modifiche e miglioramenti. Quest’anno scade il termine dettato dalla legge, pertanto assisteremo a valutazioni e a proposte di riforma del sistema.

Il Japan Times ha recentemente pubblicato due tre articoli.

Il primo prende in considerazione il rapporto tra giurati popolari e pena di morte. Grande attenzione al disagio psicologico che i giurati devono sopportare nel decidere per la sentenza capitale, ma poche risposte.
In particolare, non affiora per niente la considerazione che, se la pena di morte è un fardello così pesante per i cittadini che partecipano al processo, forse è il caso di eliminare la pena di morte, più che immaginare strane riforme della giuria mista. Purtroppo abbiamo già visto che questo governo è orribilmente conservatore in tema di pena capitale, e pare che per ora non ci siano speranze in merito ad abolizioni o moratorie. Anzi, il Primo Ministro ha cambiato Ministro della Giustizia (anche) perché non aveva autorizzato le impiccagioni.
Il prof. Kiichi Nishino citato nell’articolo è uno dei più agguerriti avversari della giuria mista. È nel suo libretto apocalittico, scritto prima dell’entrata in vigore della legge, che si suggerisce ai lettori di non rispondere mai alle convocazioni, presentando scuse tipo “La cartolina? Me l’ha mangiata il cane” o di presentarsi ubriachi la mattina della selezione in Tribunale in modo da non essere scelti come giudici popolari.

Il secondo articolo presenta dei dati.
Nei tre anni di funzionamento del sistema, da maggio 2009 (ma il primo processo è iniziato ad agosto, poiché il nuovo sistema si è applicato ai casi riguardanti reati commessi in seguito all’entrata in vigore della legge) ad aprile 2012 la giuria mista ha emesso 3.690 sentenze. 28.074 cittadini hanno partecipato ai processi come giudici popolari, e hanno pertanto partecipato attivamente votando su colpevolezza e pena, oppure come sostituti.
Sono state emese 14 pene capitali, e 18 sentenze di assoluzione.
Contro tutte le aspettative dei pessimisti alla Nishino, ed in linea con le statistiche di tutti i Paesi in cui vi sono forme di partecipazione popolare al processo, i giudici popolari si sono dichiarati soddisfatti di aver partecipato al processo nel 95% dei casi.
Problemi evidenziati dalla commissione incaricata di rivedere il sistema: forse è meglio evitare la partecipazione popolare nei processi di droga e per reati sessuali.
Per i primi, la critica è che vi sono state troppe assoluzioni. Vi sono stati infatti alcuni casi di persone trovate in aeroporto con valigie imbottite di droga che si sono difese dicendo “Non sapevo che vi fosse droga, era un regalo che mi ha dato il signor X da portare al signor Y, etc etc…”. Difficile immaginare un giudice togato che assolva, mentre i giudici popolari hanno creduto spesso all’imputato. Un caso è finito persino di fronte alla Corte Suprema, che ha sostenuto che non si possa ignorare e ribaltare facilmente il giudizio dato dai giudici popolari. Per i secondi, la preoccupazione è quella di proteggere la privacy della vittima.

La federazione degli Ordini degli Avvocati ha pubblicato una serie di documenti che esprimono diverse proposte. Tra di esse: ampliare i processi che possono essere oggetto di partecipazione popolare, modificare la disciplina relativa alla pubblicità delle prove nella fase preparatoria ( 公判前整理手続 ), la modifica delle norme relative alla richiesta dell’imputato della fase preparatoria, la modifica della procedura di voto per introdurre il principio dell’unanimità necessaria per emettere sentenze capitali, ed alleviare le sanzioni per i giudici popolari che vengono meno all’obbligo (eterno, secondo la legge in vigore) di segretezza.

Il simbolo del “saiban’in seido” (giuria mista)

Aggiornamento 21 giugno
Il Japan Times ha pubblicato un terzo articolo che descrive come l’esperienza di giudice popolare abbia stimolato spirito di partecipazione civile in un comune cittadino. Io ero un po’ scettico sulla funzione di “propulsione democratica” della giuria, e certamente non si può estrapolare una tendenza da una singola storia, però è una bella storia. Per chi ha presente i ritmi di lavoro giapponesi, è impressionante leggere con quale zelo Masayoshi Taguchi abbia intrapreso la sua missione “evangelizzatrice”:

Wanting to have the voices of the former lay judges heard, Taguchi visited all 60 district courts and their branches across Japan from January to mid-May and handed his group’s recommendations to court officials.
He also held a news conference for local media almost every time he visited a district court and explained the group’s recommendations.

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