Alta Corte di Osaka: Stato non responsabile per danni da amianto

Il 25 agosto, la mattina presto, Takemura Kinuyo aveva visto sua madre Harada Motsu, 80 anni, morire in un letto di ospedale, per insufficienza cardiaca causata dalle complicazioni dell’asbestosi.
La figlia aveva raggiunto quindi il Tribunale di Osaka, aula 202, la più grande, dove l’Alta corte doveva pronunciare sentenza sulla causa che vedeva sua madre come una delle parti.

La causa era stata avviata nel 2006 da 30 lavoratori e 2 residenti nelle vicinanze dello stabilimento in cui si trattava amianto sito a Sennan 泉南 , nei pressi di Osaka, che avevano contratto asbestosi, cancro ai polmoni e altre malattie collegate all’amianto.
Gli attori avevano lavorato presso lo stabilimento tra il 1939 ed il 2005; la sig.ra Harada ad esempio vi aveva lavorato dal 1970 per circa 13 anni.

Essi accusavano lo Stato di aver tardato ad emanare regole protettive della salute pubblica in materia di amianto e chiedevano pertanto il risarcimento del danno. La somma richiesta complessivamente era di 940 milioni di yen, circa 8,4 milioni di euro al cambio odierno.

Nel maggio 2010, il Tribunale distrettuale di Osaka aveva accordato agli attori un risarcimento complessivo di 435 milioni di yen, cioè 13,5 milioni a testa, equivalenti a circa 120.000 euro di oggi. La corte sosteneva che lo Stato conosceva i rischi legati all’amianto dal 1959 e aveva ritenuto antigiuridica l’inazione relativa alla mancata installazione di impianti di ventilazione a partire dal 1960. Il giudizio era stato il primo nel Paese a ritenere lo stato responsabile in un caso relativo all’amianto.

Lo Stato aveva per primo presentato appello, seguito dalle parti attrici. Nonostante i tentativi di conciliazione avanzati dai lavoratori, rifiutò di trattare un accordo transattivo, che avrebbe potuto influenzare gli altri procedimenti in corso.

L’Alta corte (Presidente Jun Miura 三浦潤 , in pensione dal 4 agosto; la sentenza è stata letta dal giudice Sumio Tanaka 田中澄夫) ha ribaltato la sentenza di primo grado.
Lo Stato non è responsabile. Il risarcimento è stato revocato. I lavoratori e residenti di Sennan sono stati sconfitti su tutta la linea. Ci sono stati momenti di attrito nell’aula, e di commozione e rabbia nella conferenza stampa degli attori che è seguita.

La sentenza con le motivazioni non è per ora disponibile on-line, ma fonti giornalistiche citano queste parole come motivazione del giudizio: “Se si fosse vietata la produzione di tali prodotti industriali, sarebbe stato ostacolato lo sviluppo industriale della società, ed i lavoratori avrebbero perso facilmente il loro lavoro”; “Anche nel caso vi siano stati dei danni alla salute, il mancato uso della facoltà legislativa non costituisce un illecito”.

Il 28 agosto gli attori hanno deciso di presentare ricorso alla Corte Suprema del Giappone contro la sentenza di appello.

Cause analoghe in materia di amianto sono pendenti al Tribunale distrettuale di Osaka, e ai Tribunali di Tokyo e Yokohama due procedimenti in corso coinvolgono 400 dipendenti di aziende di costruzioni.

Breve nota sulla lingua ed i nomi propri giapponesi: il cognome della sig.ra Takemura è scritto talvolta così 竹村, talvolta così 武村 . In un articolo ci sono disparità persino tra testo e didascalia. E no, non si tratta di versioni semplificate come può accadere per il “Sai” di Saito-san, ma proprio di due kanji diversi.

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4 risposte a Alta Corte di Osaka: Stato non responsabile per danni da amianto

  1. Tonari ha detto:

    “Se si fosse vietata la produzione di tali prodotti industriali, sarebbe stato ostacolato lo sviluppo industriale della società, ed i lavoratori avrebbero perso facilmente il loro lavoro”

    Se è vero si tratta di una perla.

  2. Pingback: Aggiornamenti flash | il diritto c'è, ma non si vede

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