Il contratto di lavoro delle AKB48

Molti fra i lettori di questo blog sanno chi sono le AKB48.
Per chi non lo sapesse, c’è Wikipedia. O YouTube.

L’altro giorno la colonna di diritto del lavoro del Japan Times parlava proprio di loro, e della cosiddetta “clausola di castità” presente nel contratto di lavoro.
In sostanza: queste ragazzine, entrando a far parte del gruppo, promettono al management di non intrattenere relazioni affettive con nessuno. Pare che nel loro contratto sia inserita una clausola che recita più o meno così:  “È permesso essere oggetto di amore, che però non dovrà essere corrisposto”.
A detta dell’articolista -scusate ma non ho links o altri riferimenti, se qualcuno le avesse vi prego di postarli nei commenti alcune ragazze del gruppo in passato sono state costrette ad abbandonare la loro carriera nel gruppo per essere state paparazzate in compagnia di ragazzi o perché trapelavano notizie sulle loro relazioni romantiche. L’autrice cita il caso di tal Yuka Masuda.
E mentre questo post era in bozza è esploso il caso di Minami Minegishi, 20 anni, paparazzata da un settimanale mentre usciva dall’edificio dove aveva passato la notte con il componente di un’altra boyband. Ne ha parlato pure il Corriere, con qualche imprecisione: non mi pare si sia mai detto sesso, il ballerino non mi sembra fosse famoso prima di questa storia, ma l’articolo è sostanzialmente corretto.
Minami ha mandato un video di scuse ufficiali. In segno di pentimento per il profondo shock che questo suo gravissimo atto ha provocato nei fans, nelle compagne, nello staff e nelle rispettive famiglie, si è rasata i capelli (quasi) a zero. Ecco il video:

(nel frattempo come vedete, il video è stato tolto… ma chi fosse interessato lo può sicuramente trovare da altre parti sul web)

Inoltre, Minami è stata “declassata” da membro effettivo a 研究生 , più o meno “apprendista”.

L’autrice dell’articolo del Japan Times, Hifumi Okunuki, docente di diritto costituzionale e diritto del lavoro e collaboratrice presso un sindacato, si chiede dunque se: 1. tali clausole siano legittime, e 2. se il licenziamento di una ragazza per questi motivi sia legittimo. La prof. Okunuki cita giustamente l’art. 90 del codice civile giapponese, ed il riferimento al 公序良俗 (kôjo ryôzoku, ordine pubblico e buon costume): gli accordi che violano l’odine pubblico ed il buon costume sono invalidi.

Ora, da una parte vi sono i fans che evidentemente vogliono sognare e si sentono traditi se vengono a sapere la loro “idol” ha delle relazioni sentimentali con qualcuno: il mestiere di questi gruppi è proprio quello di vendere sorrisi e sogni. Non importa se si tratta di milioni di fans (viene in mente questa scena da Scemo e più scemo).
Dall’altra vi sono le libertà costituzionali ed appunto il riferimento all’ordine pubblico e buon costume: è lecito che un contratto di lavoro intervenga così pesantemente sulla sfera privata di un’adolescente?

Vi sono precedenti in materia di licenziamento per ragioni extralavorative collegate a relazioni sentimentali: l’articolo cita il caso di una società che scoprì una relazione adulterina tra due suoi dipendenti e licenziò la donna -ma non l’uomo
In tribunale il licenziamento fu ritenuto illegittimo, perché la relazione, nonostante fosse moralmente deprecabile, non incideva sulla prestazione di lavoro contenuta nel contratto.

Qui si pensa che la clausola del contratto delle AKB48 sia illegittima per contrasto con i più elementari diritti civili, in particolare se guardiamo la Costituzione giapponese, con gli art. 13 (libertà fondamentali), 24 (parità uomo-donna, dignità dell’individuo e libertà nelle questioni di famiglia).
Mi pare però che se non passa la tesi (forte) del contrasto con i principi costituzionali fondamentali, e si valuta la questione attraverso gli standard del precedente giudiziario citato in precedenza, alla luce della psicologia dei fans del gruppo, la clausola di castità prevista dal contratto possa realisticamente essere ritenuta un elemento essenziale e in un’ipotetica causa il giudice non possa dichiararla irragionevole.

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8 risposte a Il contratto di lavoro delle AKB48

  1. BladeVet ha detto:

    Credo che, come molte situazioni in Giappone, il senso non sia se si commette o meno un’azione, ma se questa viene resa notoria. Sappiamo bene che la terra nipponica e lungi dall’essere una terra priva di corruzzione o di tutti quei bassi istinti di cui è pregna la società occidentale. Quello che più ci stupisce è la reazione che il senpai di turno ha quando l’opinione pubblica viene messa al corrente di un azione deplorevole e se questa è in contrasto con gli impegni presi in relazione al proprio ruolo.

    Nel caso dell’istruttore di Judo che maltrattava le proprie allieve ci si è andato paradossalmente più leggeri, ha avuto un comportamento deplorevole ma non ha mancato con i suoi impegni presi.

    Nel caso in questione non credo che le scuse siano tanto volte a dire, perdonatemi, mi fustigo come se avessi aiutato i nazisti ai rastrellamenti degli ebrei, degratatemi me lo merito perché ho avuto una reazione sentimentale… Quanto a dire non ho rispettato la parola data, i miei fan si aspettavano un certo comportamento da me, l’idea che deve essere trasmessa ai fan e che loro si aspettano è: “perchè quello che traspare è!”, Invece non è così, ho dimostrato che è tutta finzione si può apparire in un certo modo e comportarsi in un altro.
    Con il suo comportamento non ha messo in imbarazzo solo se stessa, essendo membro anziano ha insinuato il dubbio che lei sia solo stata scoperta ma che il suo doppio agire possa essere normale anche per le altre ragazze.

  2. sirdic ha detto:

    Chapeau per il paragone con la scena del film.
    L’episodio mi sembra metta in evidenza un altro aspetto del “controllo sociale” di cui parlavi tempo fa. Se il minorenne entra nella videoteca porno, il titolare avvisa la scuola. Se lo studente twitta che ha pedalato ubriaco gli succedono altri casini che non ricordo, in ogni caso il succo è che non si è liberi di farsi i cavoli propri neppure al di fuori delle organizzazioni a cui si appartiene.
    Dove le convenzioni sociali vengono prima delle leggi, che probabilità di successo ci sono ad appellarsi alla costituzione, che contiene solo principi generali interpretabili a piacere, e che se non ho capito male non si sono scritti neppure loro? Inoltre ciò, unito al fatto che alcuni principi non sono stati neppure implementati in leggi (es. razzismo, Debito docet) mi fa venire l’impressione che ai giapponesi della loro costituzione non importi nulla. Sarei curioso di sapere cosa ne pensi.

  3. Italicus ha detto:

    Beh, un contratto c’è e deve essere rispettato. Se il contratto è umanamente restrittivo allora questo contratto va rivisto tra le parti.

    P.S Società complicate, problemi complicati. Detto anche senza spaziare troppo attorno ai quattro punti cardinali.

  4. Marco Casolino ha detto:

    Spettacolare….
    se magari si tagliava i capelli _prima_ magari non la riconoscevano….

  5. Pingback: The Art Of Trolling : Japanese Edition | Vieni Da Zio

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