Gli avvocati, giudici e PM della classe 2015

1.850 candidati su 8.016 hanno passato quest’anno l’esame di ammissione alle professioni forensi, 40 in più dell’anno scorso. La percentuale degli idonei rispetto ai candidati è stata del 23,1%.

Il Ministero della legge (*) pubblica statistiche molto dettagliate su tutto ciò che riguarda l’esame. Questa la pagina di partenza.
La statistica più spietata è senz’altro questa, dove si elencano, tra le altre cose, tutte le cd. Law school (la denominazione ufficiale è 法科大学院 ), il relativo numero di candidati e di candidati idonei. Ci sono istituti che hanno, tristemente, uno zero nella casella dei candidati che hanno superato l’esame.
La Law school dell’Università Chuo è quella che vanta più idonei (170), seguita dalle Law school di Keio (158), dell’Università di Tokyo (149) e di Waseda (145).
Tra le università che hanno più di 50 idonei è tuttavia la Law school di Hitotsubashi che può vantare la percentuale più alta di candidati che superano l’esame: 79 su 151, cioè più del 52%. Tutte le altre università sono (ben) sotto il 50%.

Le materie a scelta preferite dai candidati vincenti sono diritto del lavoro, scelto da quasi il 30% dei candidati, diritto fallimentare (quasi il 20%) e la cosiddetta “proprietà intellettuale” (13,4%).
Più della metà (56%) del candidati che ha portato a termine l’esame lo ha sostenuto a Tokyo. Il 20% a Osaka, il resto nelle altre 5 sedi: Sapporo, Sendai, Nagoya, Hiroshima e Fukuoka.
Sesso dei candidati vincenti: quasi 4 su 5 sono maschi (78,4%), solo il 21,6% femmine.
Età media di 29,1 anni, in crescita di quasi un anno rispetto al 2014. Il candidato vincente più anziano ha 68 anni (può andare in pensione contento!), il più giovane 21.

Interessante notare che tra gli idonei, 186 non sono laureati delle Law school,  ma hanno avuto accesso all’esame attraverso un test di preselezione, per il quale nemmeno la laurea in giurisprudenza è un requisito.
La percentuale di candidati che supera l’esame in questo caso è del 60,5%.
A prima vista, di fronte a questo dato, le Law school non fanno una grande figura.
Però. Ci sono due però.
In primo luogo, ovviamente ci sono meccanismi di autoselezione per cui solo candidati estremamente preparati, motivati e sicuri di sé tentano questa strada assai ardua, e questo in parte spiega l’alto numero di candidati che superano l’esame.
In secondo luogo, come si evince da queste statistiche, dei 307 che hanno tentato l’esame così, da “privatisti”, senza formalmente passare da una law school, in realtà 89 sono iscritti in corso a una law school (e quindi sono soggetti che tentano l’esame prima di aver completato i 2 o 3 anni), 57 sono studenti universitari e 66 hanno terminato la Law school in anni passati. La percentuale di idonei relativa a queste tre categorie è di 154 su 186, quindi un altissimo 82,7%. L’università e le law school servono dunque a qualcosa.
Immagino che i docenti tuttavia non siano particolarmente allegri di ciò, sia perché i ragazzi in corso che passano l’esame si ritirano e non pagano più la retta, sia perché uno studente che passa come “privatista”, ed ha successo, è uno studente di successo in meno per le statistiche della Law school (dalle quali deriva il prestigio).

Qui la Corte Suprema illustra in inglese alcune caratteristiche della selezione e della formazione dei candidati vincenti, prima che diventino giudici, PM o avvocati.

Infine, non può mancare lo scandalo con sfumature rosa: pare che un professore incaricato di redigere le domande del test abbia rivelato i quesiti a una sua studentessa. La ragazza è stata esclusa dalla sessione corrente e le è stato proibito di sostenere l’esame per i prossimi 5 anni. Il professore è sotto inchiesta.

(*): non si può parlare di Ministero della giustizia in un paese che pratica la pena di morte.

Annunci
Pubblicato in Professioni forensi | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

Avviso: Conferenza annuale della British Association for Japanese Studies (BAJS)

Il 10 e l’11 settembre 2015 si terrà a Londra, presso prestigiosa Scuola di Studi Orientali e Africani, ai più nota come SOAS, la Conferenza annuale dell’Associazione britannica per gli studi giapponesi.
Qui la pagina di presentazione, e qui il ricco programma.

Tra i relatori, nella sessione 4 di venerdì dal titolo “Japanese Law and the Rhetoric of Legal Orientalism: Contesting the Terrain“, figurano due studiosi italiani: Giorgio F. Colombo e Fabiana Marinaro, già noti ai lettori di questo blog. Accanto a loro Lawrence Repeta e Dimitri Vanoverbeke.
Il programma contiene i riassunti degli interventi dei quattro relatori. Riporto la presentazione della sessione:

This panel aims to offer a critical analysis of the functioning of the Japanese legal system and of the role law plays in Japan, thereby challenging the still widespread stereotypical views about the irrelevance of law in Japanese society.
Despite the work produced by a number of (often) American scholars, in Europe the subject of law in Japan remains confined to a niche; and narratives about the Japanese legal system appear – still – to be locked into an orientalist perspective which dismisses its importance in Japanese society. What is more, there exists usually a great divide, and poor communication, between the few experts on the subject and scholars from other fields.
Yet, today, Japan is even more under the spotlight of legal and political discussion. The reforms stemmed from the recommendations of the Justice System Reform Council in 2001 are becoming visible; whilst the Abe administration launched a number of structural reform plans, from the proposed amendments to the Japanese Constitution to more specific legal reforms in key sectors such as fiscal and labour market policies. Against this backcloth, the proposed papers investigate the approach to the rule of law in Japan in order to expose what role can and does law play in the country. It will do so by exploring the Japanese legal system from different theoretical and methodological perspectives: after a systematic review of how Japanese law was misrepresented in general comparative law (with specific references to dispute resolution) (Colombo), the panel will offer critical remarks on the labour policy regarding atypical (non-regular) employment (Marinaro) and the participation of citizens and their on-going struggle for democracy which sees the conflicts of different social fields result in a consolidation of the force of law in Japan (Vanoverbeke).

Pubblicato in Avvisi, eventi, altro..., Diritto comparato, Diritto del lavoro, Riforme | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento

I giapponesi che fanno causa (XXXI): suicidi e molestie, cancro a Fukushima, libertà di stampa

73. Suicidio per molestie?

Una dipendente della catena di family restaurant italianeggianti “Saizeriya” si suicida.
I familiari citano in giudizio il manager del ristorante dove lavorava la donna, sostenendo che il suicidio è dovuto alle molestie sessuali da lei subite nei 9 mesi precedenti il suicidio.
La richiesta è di ¥98 milioni, circa €725.000 al cambio attuale.

74. Cancro a Fukushima

Un uomo che ha lavorato alla messa in sicurezza della centrale nucleare di Fukushima-1 dopo l’incidente si è ammalato di cancro in carie parti del corpo.
L’uomo ha citato in giudizio presso il Tribunale di Sapporo il gestore della società, TEPCO, sostenendo che l’insorgenza del tumore è dovuta all’esposizione alle radiazioni avvenuta durante la sua attività lavorativa, e chiedendo 65 milioni (€480.000) come risarcimento del danno.

75. Kisha kurabu e libertà di stampa

Nel settembre 2012 la giornalista Hajime Shiraishi ha citato in giudizio il governo e il kisha kurabu del Parlamento giapponese (sui kisha kurabu, o “circoli dei giornalisti”, qui o qui) in merito alla gestione dell’edificio dove ha sede il club, vista da Shiraishi come un grave impedimento alla libertà di stampa.
L’Alta Corte di Tokyo ha giudicato inammissibile la domanda della giornalista.
La questione ora pende presso la Corte Suprema.

(puntata precedente)

Pubblicato in Danni e risarcimenti, Diritto del lavoro, Società giapponese | Contrassegnato , , , , , , , , , , , | 1 commento

La mentalità giuridico-legalista dei giapponesi

Leggete questo pezzo, che descrive come alcune persone in Giappone, per la colpa di essere nate da genitori non sposati e che per una serie di motivi non hanno registrato ufficialmente la propria nascita agli uffici comunali, nel registro di famiglia, sono sostanzialmente prive di alcuni tra i diritti più elementari.
Il fatto che i loro genitori non abbiano seguito la legge fa sì che questi soggetti non possano ottenere certificati di nascita, di residenza, e di conseguenza non possano aprire un conto in banca, prendere la patente, ottenere un passaporto, con tutte le conseguenze sul piano sociale, lavorativo, etc… che si possono immaginare.
Si tratta di persone in carne ed ossa, che  sono vive e respirano, parlano, si presentano agli uffici dell’anagrafe, ma poiché mancano alcuni timbri e iscrizioni sul koseki, il registro di famiglia, è come se non esistessero. Invisibili.

Pensateci un attimo, e poi pensate a chi parla della mentalità giuridica sottosviluppata dei giapponesi. Al contrario, qui io vedo il trionfo di un tipo di legalismo burocratico, che fa della legge un idolo indiscutibile e immutabile.

Forse qualcosa si muove, oltre all’attivismo citato nell’articolo, anche nelle aule giudiziarie.
La Corte Suprema esaminerà due casi in tema di diritto di famiglia, in composizione plenaria, il 4 novembre 2015.
Il primo sulla possibilità per tutti gli individui sposati di mantenere il proprio cognome: ora questo è un privilegio che spetta solo alle coppie in cui un coniuge non è di nazionalità giapponese. Nel matrimonio tra due giapponesi infatti, uno dei due, nei fatti di solito la moglie, deve perdere il proprio cognome per acquistare quello dell’altro coniuge (art. 750 c.c. Jpn). La sua persona viene cancellata dal registro di famiglia dei genitori, andando così a finire sul nuovo registro di famiglia, cioè quello del coniuge che ha mantenuto il cognome, il capofamiglia.
Il secondo caso verte sulla disposizione del codice civile che impedisce alla donna divorziata di risposarsi prima che siano passati 6 mesi dal divorzio (art. 733 c.c. Jpn).
Le sentenze potrebbero arrivare entro l’anno.

Pubblicato in Persone e famiglia, Società giapponese | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

I giapponesi che fanno causa (XXX): toilettes, Okinawa e alcool

69. Troppi schizzi

Secondo questo articolo il presidente di una società di Osaka ha citato in giudizio il proprietario e gestore dell’immobile dove la società ha sede, perché gli orinatoi facevano “rimbalzare” troppi liquidi addosso al presidente.
Notare che dopo i lavori di rinnovo che avevano sostituito una  prima volta gli orinatoi, dietro insistenza del presidente, gli orinatoi erano stati cambiati una seconda volta, ma ciò non era bastato a soddisfare l’attore, che ha deciso di fare causa, chiedendo anche 8.400.000 yen (€ 60.000) come risarcimento del danno.
Il Tribunale di Osaka non ha accolto la domanda.
Qui la figura, grazie a sankei.com

wst1506120002-p1
(grazie a Mulboyne per la segnalazione via twitter)

70. Okinawa: risarcimento per il rumore della base militare americana

Il Tribunale di Naha, pres. Satoshi Hikage ( 日景 聡 ) ha riconosciuto a circa 2.200 attori residenti nei pressi della base militare americana di Futenma, a Okinawa, ¥754M (circa 5,4 milioni di euro) come risarcimento che il governo giapponese dovrà pagare per il rumore causato dagli aerei militari.

71. Okinawa: risarcimento per le sofferenze di guerra

Un gruppo di 79 residenti di Okinawa sta portando avanti una causa dal 2012 in cui chiede al governo giapponese il risarcimento dei danni causati dalle sofferenze da essi subite durante la Seconda Guerra Mondiale, 70 anni fa.

72. [Senza titolo]

Un ragazzo partecipa a una festa con i compagni di università, come migliaia di altre da sempre in tutto l’Arcipelago. Beve -o viene incitato a bere- troppo, va in coma etilico, muore -o viene lasciato morire, poiché l’ambulanza verrà chiamata solo due ore dopo.
Alcuni dei compagni hanno accettato di pagare un risarcimento alla famiglia (circa €17.000 a testa). Altri 21 ragazzi no, ed i genitori del ragazzo fanno loro causa per un totale di ¥169.000.000, circa €1,2 milioni, o €60.000 a testa.

(puntata precedente)

Pubblicato in Danni e risarcimenti, Società giapponese | Contrassegnato , , , , , , , , , , | 1 commento

La dura lotta al crimine in Giappone

Nel video qui sotto, il capo della stazione di polizia di Itayanagi, provincia di Aomori, Akiyuki Kudo ( 工藤 昭幸 , 51 anni ) all’opera con un collega in un’azione contro le truffe “speciali” (?).
Immagino si tratti di quelle che fino a qualche tempo fa erano conosciute come “Ore-ore sagi “, cioè truffe in cui il truffatore impersona per telefono un soggetto caro alla vittima (“Ore, ore”, cioè “Sono io, sono io!”) dicendo di essere stato coinvolto in problemi o incidenti di vario tipo, e chiede alla vittima di fare immediatamente un bonifico, o annuncia che un collega passerà subito da casa della vittima a prendere soldi, etc…

Qui sotto la canzone completa e questo il link al testo con gli accordi.

(grazie a Mulboyne per la segnalazione via twitter)

Pubblicato in Diritto e procedura penale, Società giapponese | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Aggiornamenti flash – Revisione costituzionale, diritto all’oblio e suicidi a Fukushima

  1. Lawrence Repeta sul processo di revisione costituzionale in atto in Giappone.
    Un ottimo resoconto di quanto sta succedendo a Tokyo: un attacco sfacciato da parte di Abe alla Costituzione giapponese e allo stato di diritto.
  2. Anche in Giappone si presentano a Google richieste di rimuovere risultati di ricerche. Vittoriose, almeno in primo grado.
    Lo ammetto: non ho avuto tempo di studiare come si deve la questione, ma a prima vista questi casi, il cd. “diritto all’oblio”, e tutti i casi in cui un’autorità cerca di indirizzare l’informazione che si trova libera in rete, mi ricordano chiaramente il Ministero della Verità di 1984 -e di sicuro non sarò il primo, ci vuole proprio poco ad associare le due cose.
  3. Kiichi Isozaki era un agricoltore che lavorava nei pressi della centrale nucleare di Fukushima-1. In seguito all’evacuazione, viene colto dalla depressione e si toglie la vita.
    La moglie chiede un risarcimento e va fino in tribunale per ottenerlo.
    Nei giorni scorsi il Tribunale di Fukushima, pres. Naoyuki Shiomi ( 潮見 直之 ) ha riconosciuto il nesso di causalità (interessante: al 60%, visto che l’uomo aveva anche altre patologie tra cui il diabete) tra l’incidente ed il suicidio, ed ha accordato alla vedova un risarcimento di ¥27 M (circa €200.000). La richiesta era di circa 3 volte tanto.
    Non è il primo di questi casi.
Pubblicato in Danni e risarcimenti, Diritto amministrativo, Diritto costituzionale | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento