Avviso: Conferenza annuale della British Association for Japanese Studies (BAJS)

Il 10 e l’11 settembre 2015 si terrà a Londra, presso prestigiosa Scuola di Studi Orientali e Africani, ai più nota come SOAS, la Conferenza annuale dell’Associazione britannica per gli studi giapponesi.
Qui la pagina di presentazione, e qui il ricco programma.

Tra i relatori, nella sessione 4 di venerdì dal titolo “Japanese Law and the Rhetoric of Legal Orientalism: Contesting the Terrain“, figurano due studiosi italiani: Giorgio F. Colombo e Fabiana Marinaro, già noti ai lettori di questo blog. Accanto a loro Lawrence Repeta e Dimitri Vanoverbeke.
Il programma contiene i riassunti degli interventi dei quattro relatori. Riporto la presentazione della sessione:

This panel aims to offer a critical analysis of the functioning of the Japanese legal system and of the role law plays in Japan, thereby challenging the still widespread stereotypical views about the irrelevance of law in Japanese society.
Despite the work produced by a number of (often) American scholars, in Europe the subject of law in Japan remains confined to a niche; and narratives about the Japanese legal system appear – still – to be locked into an orientalist perspective which dismisses its importance in Japanese society. What is more, there exists usually a great divide, and poor communication, between the few experts on the subject and scholars from other fields.
Yet, today, Japan is even more under the spotlight of legal and political discussion. The reforms stemmed from the recommendations of the Justice System Reform Council in 2001 are becoming visible; whilst the Abe administration launched a number of structural reform plans, from the proposed amendments to the Japanese Constitution to more specific legal reforms in key sectors such as fiscal and labour market policies. Against this backcloth, the proposed papers investigate the approach to the rule of law in Japan in order to expose what role can and does law play in the country. It will do so by exploring the Japanese legal system from different theoretical and methodological perspectives: after a systematic review of how Japanese law was misrepresented in general comparative law (with specific references to dispute resolution) (Colombo), the panel will offer critical remarks on the labour policy regarding atypical (non-regular) employment (Marinaro) and the participation of citizens and their on-going struggle for democracy which sees the conflicts of different social fields result in a consolidation of the force of law in Japan (Vanoverbeke).

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I giapponesi che fanno causa (XXXI): suicidi e molestie, cancro a Fukushima, libertà di stampa

73. Suicidio per molestie?

Una dipendente della catena di family restaurant italianeggianti “Saizeriya” si suicida.
I familiari citano in giudizio il manager del ristorante dove lavorava la donna, sostenendo che il suicidio è dovuto alle molestie sessuali da lei subite nei 9 mesi precedenti il suicidio.
La richiesta è di ¥98 milioni, circa €725.000 al cambio attuale.

74. Cancro a Fukushima

Un uomo che ha lavorato alla messa in sicurezza della centrale nucleare di Fukushima-1 dopo l’incidente si è ammalato di cancro in carie parti del corpo.
L’uomo ha citato in giudizio presso il Tribunale di Sapporo il gestore della società, TEPCO, sostenendo che l’insorgenza del tumore è dovuta all’esposizione alle radiazioni avvenuta durante la sua attività lavorativa, e chiedendo 65 milioni (€480.000) come risarcimento del danno.

75. Kisha kurabu e libertà di stampa

Nel settembre 2012 la giornalista Hajime Shiraishi ha citato in giudizio il governo e il kisha kurabu del Parlamento giapponese (sui kisha kurabu, o “circoli dei giornalisti”, qui o qui) in merito alla gestione dell’edificio dove ha sede il club, vista da Shiraishi come un grave impedimento alla libertà di stampa.
L’Alta Corte di Tokyo ha giudicato inammissibile la domanda della giornalista.
La questione ora pende presso la Corte Suprema.

(puntata precedente)

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La mentalità giuridico-legalista dei giapponesi

Leggete questo pezzo, che descrive come alcune persone in Giappone, per la colpa di essere nate da genitori non sposati e che per una serie di motivi non hanno registrato ufficialmente la propria nascita agli uffici comunali, nel registro di famiglia, sono sostanzialmente prive di alcuni tra i diritti più elementari.
Il fatto che i loro genitori non abbiano seguito la legge fa sì che questi soggetti non possano ottenere certificati di nascita, di residenza, e di conseguenza non possano aprire un conto in banca, prendere la patente, ottenere un passaporto, con tutte le conseguenze sul piano sociale, lavorativo, etc… che si possono immaginare.
Si tratta di persone in carne ed ossa, che  sono vive e respirano, parlano, si presentano agli uffici dell’anagrafe, ma poiché mancano alcuni timbri e iscrizioni sul koseki, il registro di famiglia, è come se non esistessero. Invisibili.

Pensateci un attimo, e poi pensate a chi parla della mentalità giuridica sottosviluppata dei giapponesi. Al contrario, qui io vedo il trionfo di un tipo di legalismo burocratico, che fa della legge un idolo indiscutibile e immutabile.

Forse qualcosa si muove, oltre all’attivismo citato nell’articolo, anche nelle aule giudiziarie.
La Corte Suprema esaminerà due casi in tema di diritto di famiglia, in composizione plenaria, il 4 novembre 2015.
Il primo sulla possibilità per tutti gli individui sposati di mantenere il proprio cognome: ora questo è un privilegio che spetta solo alle coppie in cui un coniuge non è di nazionalità giapponese. Nel matrimonio tra due giapponesi infatti, uno dei due, nei fatti di solito la moglie, deve perdere il proprio cognome per acquistare quello dell’altro coniuge (art. 750 c.c. Jpn). La sua persona viene cancellata dal registro di famiglia dei genitori, andando così a finire sul nuovo registro di famiglia, cioè quello del coniuge che ha mantenuto il cognome, il capofamiglia.
Il secondo caso verte sulla disposizione del codice civile che impedisce alla donna divorziata di risposarsi prima che siano passati 6 mesi dal divorzio (art. 733 c.c. Jpn).
Le sentenze potrebbero arrivare entro l’anno.

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I giapponesi che fanno causa (XXX): toilettes, Okinawa e alcool

69. Troppi schizzi

Secondo questo articolo il presidente di una società di Osaka ha citato in giudizio il proprietario e gestore dell’immobile dove la società ha sede, perché gli orinatoi facevano “rimbalzare” troppi liquidi addosso al presidente.
Notare che dopo i lavori di rinnovo che avevano sostituito una  prima volta gli orinatoi, dietro insistenza del presidente, gli orinatoi erano stati cambiati una seconda volta, ma ciò non era bastato a soddisfare l’attore, che ha deciso di fare causa, chiedendo anche 8.400.000 yen (€ 60.000) come risarcimento del danno.
Il Tribunale di Osaka non ha accolto la domanda.
Qui la figura, grazie a sankei.com

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(grazie a Mulboyne per la segnalazione via twitter)

70. Okinawa: risarcimento per il rumore della base militare americana

Il Tribunale di Naha, pres. Satoshi Hikage ( 日景 聡 ) ha riconosciuto a circa 2.200 attori residenti nei pressi della base militare americana di Futenma, a Okinawa, ¥754M (circa 5,4 milioni di euro) come risarcimento che il governo giapponese dovrà pagare per il rumore causato dagli aerei militari.

71. Okinawa: risarcimento per le sofferenze di guerra

Un gruppo di 79 residenti di Okinawa sta portando avanti una causa dal 2012 in cui chiede al governo giapponese il risarcimento dei danni causati dalle sofferenze da essi subite durante la Seconda Guerra Mondiale, 70 anni fa.

72. [Senza titolo]

Un ragazzo partecipa a una festa con i compagni di università, come migliaia di altre da sempre in tutto l’Arcipelago. Beve -o viene incitato a bere- troppo, va in coma etilico, muore -o viene lasciato morire, poiché l’ambulanza verrà chiamata solo due ore dopo.
Alcuni dei compagni hanno accettato di pagare un risarcimento alla famiglia (circa €17.000 a testa). Altri 21 ragazzi no, ed i genitori del ragazzo fanno loro causa per un totale di ¥169.000.000, circa €1,2 milioni, o €60.000 a testa.

(puntata precedente)

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La dura lotta al crimine in Giappone

Nel video qui sotto, il capo della stazione di polizia di Itayanagi, provincia di Aomori, Akiyuki Kudo ( 工藤 昭幸 , 51 anni ) all’opera con un collega in un’azione contro le truffe “speciali” (?).
Immagino si tratti di quelle che fino a qualche tempo fa erano conosciute come “Ore-ore sagi “, cioè truffe in cui il truffatore impersona per telefono un soggetto caro alla vittima (“Ore, ore”, cioè “Sono io, sono io!”) dicendo di essere stato coinvolto in problemi o incidenti di vario tipo, e chiede alla vittima di fare immediatamente un bonifico, o annuncia che un collega passerà subito da casa della vittima a prendere soldi, etc…

Qui sotto la canzone completa e questo il link al testo con gli accordi.

(grazie a Mulboyne per la segnalazione via twitter)

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Aggiornamenti flash – Revisione costituzionale, diritto all’oblio e suicidi a Fukushima

  1. Lawrence Repeta sul processo di revisione costituzionale in atto in Giappone.
    Un ottimo resoconto di quanto sta succedendo a Tokyo: un attacco sfacciato da parte di Abe alla Costituzione giapponese e allo stato di diritto.
  2. Anche in Giappone si presentano a Google richieste di rimuovere risultati di ricerche. Vittoriose, almeno in primo grado.
    Lo ammetto: non ho avuto tempo di studiare come si deve la questione, ma a prima vista questi casi, il cd. “diritto all’oblio”, e tutti i casi in cui un’autorità cerca di indirizzare l’informazione che si trova libera in rete, mi ricordano chiaramente il Ministero della Verità di 1984 -e di sicuro non sarò il primo, ci vuole proprio poco ad associare le due cose.
  3. Kiichi Isozaki era un agricoltore che lavorava nei pressi della centrale nucleare di Fukushima-1. In seguito all’evacuazione, viene colto dalla depressione e si toglie la vita.
    La moglie chiede un risarcimento e va fino in tribunale per ottenerlo.
    Nei giorni scorsi il Tribunale di Fukushima, pres. Naoyuki Shiomi ( 潮見 直之 ) ha riconosciuto il nesso di causalità (interessante: al 60%, visto che l’uomo aveva anche altre patologie tra cui il diabete) tra l’incidente ed il suicidio, ed ha accordato alla vedova un risarcimento di ¥27 M (circa €200.000). La richiesta era di circa 3 volte tanto.
    Non è il primo di questi casi.
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Bruno Leoni in Giappone

Un aneddoto divertente sul viaggio di Bruno Leoni in Giappone, probabilmente per l’incontro regionale della Mont Pelerin Society del 5-10 settembre 1966, raccontato dalla signora Silvana.

A partire da 13:37 circa:

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