I SOKAIYA: LA SERIE (Disturbatori d’assemblea di professione – Parte Seconda)

Nella prima “puntata” abbiamo provato ad abbozzare una definizione più o meno esaustiva di sōkaiya, in questo post ci soffermeremo maggiormente sulla genesi, le tipologie e i metodi degli stessi.

Individuare il momento esatto dell’entrata in scena dei sōkaiya è compito arduo. Il fenomeno per come lo conosciamo noi oggi trae molto probabilmente origine dalle riforme imposte dall’occupazione americana del secondo dopoguerra.

Gli Stati Uniti, nel processo di ammodernamento del paese, individuarono negli zaibatsu (le arcinote concentrazioni industriali e finanziarie a struttura verticale) il diaframma da abbattere per l’instaurazione di un sistema economico moderno e concorrenziale.

Questo pacchetto di riforme fece sì che la proprietà dei grandi gruppi venisse dispersa presso un pubblico più ampio. Con l’espansione, forzata, dei mercati dei capitali e con una conseguente maggiore partecipazione alla compagine societaria nipponica, si aprirono gli spazi per tutti quei soggetti malintenzionati prima estranei a questo mondo.

Una prima originaria forma di sōkaiya era rappresentata dai bunkatsuya, termine di difficile traduzione (分割 – bunkatsu significa divisione, scissione). I bunkatsuya acquistavano un certificato azionario di una società rappresentativo di più azioni. Fatto ciò, il bunkatsuya chiedeva alla società di emettere tanti certificati azionari quante erano le azioni rappresentate dal primo certificato acquistato. A questo punto il bunkatsuya comunicava alla società che le azioni erano state cedute a soggetti terzi, di solito un soggetto per azione, ma che al contempo lo stesso continuava ad operare quale delegato dei nuovi azionisti. Il Codice di Commercio del tempo prevedeva una procedura assai gravosa in questi casi, sia in termini pubblicitari, sia in termini di informazioni agli azionisti: la società era costretta a contattare ogni singolo nuovo azionista per verificare la genuinità della delega, iscrivere i nuovi soci e le rispettive deleghe nel libro soci, emettere i nuovi certificati ecc. Questa diabolica procedura richiedeva una tale quantità di lavoro da rendere più conveniente alla società di pagare il bunkatsuya per ritirare la propria richiesta di frazionamento del titolo azionario piuttosto che evaderla.

Tale esempio è emblematico per comprendere un fenomeno che molti, Szymkowiak in primis, ritengono trarre origine dalla particolare cultura sociale dei giapponesi. A ben vedere, sebbene la scintilla e la propagazione di tale disfunzione possano sembrare il frutto di una cultura quanto mai protratta verso un ideale di armonia, la realtà è ben altra. Il bunkatsuya otteneva un guadagno illecito approfittando di una situazione di inefficienza normativa (il diritto di ricevere un certificato per ciascuna azione detenuta), per contro le società, in un’ottica di mera convenienza economica, preferivano pagare il bunkatsuya piuttosto che dare seguito alle sue richieste. Ciò è confermato dal fatto che, a seguito della riforma del codice di commercio del 1982, in virtù della quale alle società veniva riconosciuta la facoltà di emettere certificati azionari rappresentativi di lotti di entità minima più consistente (ad es. 100 o 1.000 azioni), la figura dei bunkatsuya sparì nell’arco di una notte.

Ritornando ai sōkaiya, un’ulteriore precisazione è d’obbligo: questi soggetti non sempre si pongono in diretto contrasto con una società, può accadere che gli stessi operino per conto di questa (o meglio per conto degli azionisti di maggioranza della stessa). I sōkaiya possono essere così suddivisi in due macro categorie in funzione del loro schieramento:

  • Yatō sōkaiya (野党総会屋). Sono forse la forma di più chiara comprensione. Sono estorsori che operano contro una società con varie tecniche quali: minacciando di rivelare informazioni sensibili in sede assembleare o di divulgarle a mezzo stampa, disturbando o minacciando i partecipanti o il management durante le assemblee ecc.;
  • Yotō sōkaiya (与党総会屋). Sono invece quei sōkaiya che operano al soldo dell’azionista di maggioranza o del management per: sopprimere il dissenso dei soci di minoranza, accelerare l’iter e le decisioni assembleari, contrastare l’operato di altri sōkaiya

Vi sono poi ulteriori categorie organizzate in funzione del tipo di attività/specializzazione del sōkaiya.

Si va dai banzaiya, acceleratori di assemblee, il cui loro ruolo è principalmente quello di deliberare a favore degli argomenti all’ordine del giorno in maniera chiassosa semplicemente urlando “igi nashi” (異議) cioè “nessuna obiezione”, alla loro nemesi, i sōkai arashi (総会嵐), letteralmente le “bufere delle assemblee”, il cui unico fine è quello di rendere impossibile lo svolgimento delle assemblee in modi più o meno violenti.

Una categoria degna di nota è poi quella dei shinbunya (新聞屋), i “giornalisti” o forse meglio “giornalai”, i quali minacciavano le società di rivelare informazioni scomode o sensibili attraverso giornali e/o riviste che gli stessi si impegnavano a stampare e distribuire. Qui la struttura dell’estorsione raggiungeva il suo apice: la società non pagava direttamente il shinbunya, spesso acquistava tutta la tiratura di tali pubblicazioni potendo così mascherare meglio la spesa sulle scritture contabili e addirittura facilitare al sōkaiya il “lavaggio” del capitale ottenuto illecitamente.

 

つづく・・・

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