Riforma costituzionale per reinterpretazione

Oggi 3 maggio è in Giappone la festa della Costituzione.
Il governo Abe ha posto tra le sue priorità la riforma costituzionale.
L’obiettivo finale di Abe e della sua compagine è il famoso art. 9. Esso recita:

第九条 日本国民は、正義と秩序を基調とする国際平和を誠実に希求し、国権の発動たる戦争と、武力による威嚇又は武力の行使は、国際紛争を解決する手段としては、永久にこれを放棄する。

二 前項の目的を達するため、陸海空軍その他の戦力は、これを保持しない。国の交戦権は、これを認めない。

Art. 9 – Il popolo giapponese, aspirando sinceramente alla pace tra le nazioni fondata sulla giustizia e sull’ordine, rinuncia per sempre alla guerra quale diritto sovrano dello Stato, ed alla minaccia o all’uso della forza militare quale mezzo per risolvere le controversie internazionali.

2 – Per conseguire l’obiettivo del comma precedente, non saranno mantenute forze militari terrestri, marine o aeree, o altre forze militari. Non è riconosciuto il diritto dello Stato di dichiarare guerra.

Il problema sono le procedure richieste per cambiare la Costituzione: un voto nella Dieta in Parlamento a maggioranza qualificata dei 2/3, ed un referendum popolare (art. 96 Cost). Il primo governo Abe (2007) aveva introdotto la legge necessaria per condurre l’eventuale referendum richiesto dalla costituzione.
L’attenzione del governo si era dunque indirizzata verso l’art. 96. L’obiettivo era quello di prima semplificare la procedura di riforma costituzionale, per poi presumibilmente attaccare l’art. 9.
In ogni caso, i sondaggi dicono che i giapponesi sono molto affezionati alla loro Costituzione e non vi è un consenso diffuso alla modifica. Anche se il governo potrebbe avere i numeri in Parlamento, è difficile che un referendum sulla riforma costituzionale, sia dell’articolo 96 che a maggior ragione dell’art. 9 possa passare lo scrutinio dei cittadini.

La trovata del governo Abe, di fronte alle difficoltà procedurali di cambiare una costituzione rigida come quella giapponese, è dunque quella di riformare non il testo ma l’interpretazione della Costituzione.
Geniale, no?
In particolare, l’interpretazione che il governo vuole modificare è quella relativa al diritto di difesa collettiva, per 60 anni pacificamente non ammesso, poiché il governo ne aveva dichiarato l’incostituzionalità sulla base dell’art. 9.
Abe invece vorrebbe che tale diritto sia riconosciuto come costituzionale. Secondo Abe sarebbe dunque sufficiente che il governo dica in sostanza “Beh cosa volete che siano 60 anni di interpretazione univoca,,, ci siamo sbagliati, da domani le cose cambiano“. Un’altra strategia è quella di giocare con le parole: è sufficiente che l’autodifesa collettiva (incostituzionale) prenda il nome di semplice autodifesa (costituzionale) per trasformarla magicamente in un’attività conforme alla Costituzione.

Qui un riassunto più o meno completo della questione e dei suoi sviluppi fino a marzo 2014, e qui le più recenti riflessioni di Michael Cucek, acute e pungenti come al solito.

Buona Costituzione a tutti.

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3 risposte a Riforma costituzionale per reinterpretazione

  1. Gianluca ha detto:

    Molto interessante. Dinamiche analoghe (modifica dell’eremeneutica di una disposizione a fronte di un testo costituzionale particolarmente rigido) avvengono anche negli USA a livello federale. Ho una domanda, pero’: in Giappone, chi ha “l’ultima parola” sul significato delle disposizioni costituzionali? La Corte suprema, la Dieta o l’Esecutivo?

    • Andrea O. ha detto:

      Caro Gianluca, grazie del commento. L’ultima parola è naturalmente quella della Corte Suprema, ma il governo “ci prova” ugualmente, ed è per questo che la manovra è secondo me ai limiti della legittimità costituzionale.

      • Gianluca ha detto:

        Caro Andrea, grazie a te per la risposta. Concordo con te circa i dubbi di costituzionalita’ che la manovra presenta. Sarebbe interessante vedere come la Corte suprema reagirebbe, qualora fosse chiamata a giudicare di azioni intraprese dall’Esecutivo che implementassero questa nuova interpretazione.
        A questo proposito, sai se esiste una monografia (in inglese, italiano o francese) che affronti il tema dell’interpretazione dell’art. 9 da parte delle corti nipponiche?
        Ti ringrazio in anticipo e, come sempre, complimenti per il Blog.

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