Ancora su figli legittimi e illegittimi: Corte Suprema e anagrafe locali

Con sentenza del 26 settembre scorso, la Corte Suprema (Primo collegio ristretto) ha reso un’altra importante sentenza in materia di figli legittimi e non legittimi.

La vicenda riguardava una coppia di Setagaya che non aveva indicato nel certificato di nascita se il figlio fosse legittimo o illegittimo, e si era vista rifiutata la registrazione del documento presso gli uffici della ricca circoscrizione di Tokyo.
La coppia lamentava una violazione dell’art. 14 Cost. (uguaglianza) da parte della legge sul registro di famiglia, che impone di indicare se il figlio sia legittimo o illegittimo.

La pronuncia ha deciso così: la disposizione di legge non è incostituzionale, tuttavia non è obbligatorio che sui moduli sia segnato se il figlio è legittimo o meno: le autorità locali possono decidere di non richiedere che si specifichi tale dettaglio, poiché in ogni caso si può risalire a tale informazione attraverso altri documenti in possesso delle autorità.

Qui la sentenza, resa all’unanimità, con opinione concorrente del giudice Sakurai.

La città di Akashi, nella provincia di Hyogo, è stata la prima a modificare le proprie pratiche sulla base di questa sentenza.
La città dichiarava che, in occasione della registrazione della nascita, i suoi uffici dell’anagrafe non avrebbero più chiesto di riempire la casella in cui fino a qualche giorno fa occorreva segnare “figlio legittimo” o “figlio non legittimo”. Da un articolo dell’agenzia di stampa Jiji.com, ecco una foto che compara modulo vecchio e nuovo:

Il Ministero della Giustizia tuttavia dichiarava che il modulo è contrario alla legge, che richiede che lo status del figlio sia esplicitamente dichiarato, e non escludeva la possibilità di un richiamo o altri provvedimenti da parte dell’ufficio competente per territorio (Kobe).
La città di Akashi è dunque ritornata sui suoi passi e ha ritirato il nuovo modulo.

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