Enzai File – Numero 19

È uscito il numero 19 di 冤罪 File (Enzai File).

Enzaif19

Come al solito, partiamo dall’immagine di copertina. Anche questo numero una modella, ma almeno questa volta il soggetto ha le sembianze di un avvocato (la spilla appuntata all’occhiello è quella degli avvocati, anche se dalla definizione della foto non è possibile capire se si tratti di una spilla vera o di una copia), tiene in mano il Roppo zensho ( 六法 全書 ) cioè il volume che raccoglie “le sei leggi” (costituzione, codice civile, codice di procedura civile, codice penale, codice di procedura penale e codice di commercio, con leggi collegate), e sullo sfondo compare un’aula di tribunale, dal numero dei posti parrebbe un’aula per processi con partecipazione popolare.

Il primo articolo è una lunga intervista a Jun’ichi Saito ( 齊藤 潤一 ) regista di Yakusoku, film-documentario sulla storia di Masaru Okunishi ( 奥西 勝 ) e del caso del vino avvelenato di Nabari ( 名張毒ぶどう酒事件). La vicenda inizia nel marzo 1961, quando a una festa nel paese di Nabari 15 persone sono avvelenate da pesticida disciolto in una bottiglia di vino portata dal sig. Okunishi. 5 persone, tra cui la moglie e l’amante di Okunishi, moriranno. Okunishi è prosciolto in primo grado nel 1964, condannato a morte in appello dall’Alta Corte di Nagoya il 10 settembre 1969. Condanna confermata dalla Corte Suprema nel 1972. Nonostante numerose richieste di rifacimento del processo, la Corte Suprema ha sempre rifiutato di riaprire il caso. Il sig. Okunishi tuttavia non è stato ucciso, ma vive ancora nel braccio della morte. Le ultime notizie lo danno in condizioni di salute assai precarie, mentre il suo collegio difensivo sta preparando una memoria in cui critica la perizia condotta sul veleno. Saito è anche regista di Shikei bengonin, di cui avevamo parlato qui.

Il numero prosegue con un’approfondita inchiesta sul caso dell’omicidio del bambino di Daisen ( 大仙市幼児殺害事件 ), per il quale sono stati condannati la madre del bambino ed il compagno. Quest’ultimo sulla base esclusivamente della dichiarazioni della madre, con evidenti dubbi sulla loro credibilità.

Altri articoli lunghi sono dedicati al caso della tentata violenza nei confronti di una bambina, di cui è accusato un maestro di scuola elementare 28enne ( 東京小平・女子中学生脅迫事件 – Caso di minacce di Tokyo Kodaira), il commento sulla sentenza di annullamento del rifacimento del processo per il caso di omicidio di una bambina di scuola elementare a Fukui ( 福井女子中学生殺人事件 ), notizie sul nuovo processo nel caso Iitzuka ( 飯塚事件 ; notare che la condanna a morte del soggetto ritenuto colpevole è stata eseguita il 28 ottobre 2008, ma nuove analisi sul DNA usato come prova potrebbero rivelare che si è trattato di un errore).
Seguono: un lungo articolo con intervista a Sakae Menda, una delle vittime più famose del sistema giudiziario giapponese (34 anni nel braccio della morte prima di essere dichiarato non colpevole), un resoconto della vicenda del curry avvelenato di Wakayama, sullo scioglimento dell’Associazione per la difesa giudiziaria di Govinda Prasat Mainali ora che la sua vicenda si è conclusa, la lotta giudiziaria di un professore liceale condannato per palpeggiamenti per vedere annullata la sentenza ed il provvedimento disciplinare che lo licenziava, ed infine un breve articolo su come sono state portate avanti le indagini ed i processi nel caso dell’omicidio di Shiori Ono (storia tristissima di indifferenza della polizia, con conseguente tentativo di insabbiare il caso, tentativo fortunatamente non riuscito, e che ha dato impulso all’approvazione di misure contro gli stalker).

In generale, un numero molto denso, ricco di informazioni e analisi non solo sui casi presi in considerazione, ma anche sui loro risvolti civili.
Un altro tassello che dimostra che anche in Giappone, quando se ne sente il bisogno, si va a litigare in tribunale, anche quando la cosa ha un valore puramente simbolico.
Come sempre, la qualità degli articoli mi pare buona, e le ricostruzioni dei casi sono molto precise e pensate per aiutare il lettore. Due pagine di esempio, tratte dall’articolo sul caso di Tokyo Kodaira:

tokyokodaira

A questo indirizzo è possibile consultare l’indice e alcune pagine.
Qui i post sul numero 17 e sul numero 18.

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