Diritto, legge e giustizia al cinema – Pena di morte edition

4. Shikei Bengonin ( 死刑 弁護人 )

In italiano: “L’avvocato della pena di morte”.
Qui la recensione del critico cinematografico Matteo Boscarol, da cui riportiamo un estratto significativo:

“… la novità ed il coraggio di questo documentario, non è la solita presa di posizione filosofica ed astratta contro la pena capitale, perchè Yasuda è un avvocato che porta fino in fondo le sue convinzioni andando così a difendere i casi giudiziari più scandalosi e quasi persi in partenza. Per rendere l’idea basti dire che Yasuda èuno degli avvocati che ha “osato” difendere Asahara Shōkō, il leader spirituale/deus et machina della famigerata setta Aum che nel 1995 operò l’attentato col gas sarin nella metropolitana della capitale”. (continua)

Qui il sito ufficiale del film.

5. Norio Nagayama

Un altro documentario. Questa volta su una vittima della pena di morte.
Il blog pesceriso (consigliato!) ne ha fatto una recensione, da cui riportiamo un passo significativo:

“Quando racconta la sua vita le parole ricorrenti sono “ero solo al mondo” e “mi sono sempre chiesto: per quale motivo sono nato?”, ha paura degli altri esseri umani, la grammatica della sua esistenza non conosce l’amore o il rispetto. Si trasferisce a Tokyo negli anni ’60 e cerca di lavorare, rendersi indipendente, ma la sua indole non gli permette di normalizzarsi, dorme per strada, tenta più volte il suicidio, poi, a 19 anni, un giorno si procura una pistola e uccide 4 persone in pochi giorni.”
(continua)

NHK ha trasmesso il documentario, ecco i links: prima parteseconda parte.

Nagayama fu condannato a morte in primo grado, all’ergastolo in appello. La sentenza di appello fu annullata dalla Corte Suprema, che ordinò di celebrare nuovamente il processo, nel quale fu condannato a morte e la cui sentenza divenne definitiva.
Fu impiccato il 1 agosto 1997.

La sentenza della Corte Suprema è il leading case in materia di pena di morte, in quanto esplicita i criteri in base a cui valutare se la pena capitale sia appropriata, sulla base dei fatti delittuosi, del carattere e della condotta complessiva dell’imputato e di altre circostanze che devono essere prese in considerazione dal giudice, come l’atteggiamento dei cari delle vittime.
Il cosiddetto “standard Nagayama” ( 永山基準 )
Qui un racconto di (quasi) prima mano sull’investigazione.

Nel periodo trascorso in prigione nel braccio della morte, quasi 30 anni, Nagayama scrisse diversi libri, molti autobiografici, tra cui il best-seller 無知の涙 (Muchi no namida, Lacrime dell’ignoranza). Vinse anche un premio letterario nel 1983 con il romanzo Kihashi. Non mi pare che vi siano traduzioni in italiano o inglese di alcuna delle sue opere.
Nagayama volle che i proventi delle sue opere fossero destinati ad evitare che si ripetessero casi come il suo: essi sono ora amministrati da una fondazione che si occupa di aiutare bambini in situazioni difficili. ¥20+ milioni sono stati impiegati per offrire borse di studio a bambini  peruviani.
Qui la pagina della 永山子ども基金 (Fondazione Nagayama per i bambini).

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