Tre persone impiccate a Tokyo, Nagoya e Osaka

Il Ministro della giustizia Sadakazu Tanigaki ha firmato l’ordine di impiccagione per tre condannati a morte: Kaoru Kobayashi, 44, che rapì, torturò e uccise una bambina di 7 anni; Masahiro Kanagawa, che in un raptus uccise e ferì a coltellate alcune persone in un supermercato di Ibaraki, e Keiki Kano, che commise due omicidi.

Le impiccagioni sono state eseguite ieri. Non c’è molto da aggiungere, se non esprimere il consueto disappunto per una pratica barbara, giustificata con il solito riferimento alla volontà popolare.

Vi è un particolare però da notare, ed al quale non so dare risposta precisa: sappiamo già che nelle carceri giapponesi vi sono più di 130 condannati a morte in attesa di esecuzione, ma i tre condannati impiccati ieri erano stati condannati in tempi relativamente recenti. Pare quindi che la loro esecuzione sia avvenuta in tempi molto più rapidi di altri condannati. Sicuramente conta il fatto che alcuni degli altri condannati nel braccio della morte hanno presentato domanda di riesame del processo, ma non so se sia per tutti così. In tal caso sarebbe interessante sapere perché l’esecuzione di queste tre persone è stata decisa in via prioritaria.

Qui il primo di una serie di articoli sul metodo che si usa in Giappone per eseguire le condanne a morte, l’impiccagione, e sul dibattito per cambiare questo metodo considerato brutale.
Qui la testimonianza della madre di un condannato a morte impiccato nel 2012.
Qui la testimonianza di un giovane uomo il cui padre è nel braccio della morte.
Qui la testimonianza di un condannato a morte in primo grado, pena riformata in ergastolo in secondo grado, insieme a riflessioni sul dibattito in corso all’interno della Federazione Giapponese degli Ordini degli Avvocati sull’abolizione della pena di morte, e sulla sua sostituzione con la pena dell’ergastolo senza possibilità di liberazione condizionale. In merito a questo, era circolato un questionario tra i condannati a morte. Queste alcune delle risposte:

Yukio Kaneiwa, colpevole dell’uccisione di due persone, è favorevole all’idea perché così sarà liberato dalla paura che ogni mattina possa essere quella dell’esecuzione.

Keizo Okamoto, colpevole dell’uccisione di due persone:

“Penso che l’ergastolo senza possibilità di liberazione condizionale sia ancora più crudele della pena di morte. Perché dovrei continuare a vivere?”

Eiichi Shimoura, colpevole dell’uccisione di tre persone:

“Non credo che l’opinione pubblica possa accettare l’abolizione della pena capitale se non si introduce l’ergastolo senza liberazione condizionale.”

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Una risposta a Tre persone impiccate a Tokyo, Nagoya e Osaka

  1. Italicus ha detto:

    Ciao! A chi chiede :”Perché dovrei continuare a vivere? ” risponderei : Perché sei la testimonianza vivente del marciume di questa società. Perché ho come l’impressione che un colpevole, propriamente detto, lo è ma con la concomitanza dell’operato di questa nostra società.

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