Questo rapporto di paternità non si può registrare

Il disturbo dell’identità di genere (di seguito, DIG) è una condizione in base alla quale una persona si identifica con il sesso opposto al proprio sesso biologico.
Nel 2003 il Parlamento giapponese approvava la Legge sui casi particolari per il trattamento delle persone affette da DIG (L. 111/2003, 性同一性障害者の性別の取扱いの特例に関する法律 ).

La legge definisce “individuo affetto da DIG” l’individuo che si identifica psicologicamente con il sesso opposto a quello biologico, e che abbia intenzione di vivere secondo il sesso con cui si identifica psicologicamente. Per riconoscere il DIG è necessario richiedere un esame medico. Almeno due medici che abbiano sufficiente conoscenza ed esperienza devono diagnosticare in maniera conforme la discordanza tra l’identità sessuale naturale e l’identità psicologica (art. 2).
Sulla base di queste diagnosi, il Tribunale di Famiglia può approvare il cambiamento di registrazione del sesso dell’interessato presso gli uffici dell’anagrafe, a patto che il richiedente soddisfi tutte le seguenti condizioni: a) il richiedente è maggiore di venti anni; b) non è sposato; c) non ha figli minorenni; d) non ha gonadi, o avendole, esse hanno perduto per sempre la propria funzione; e) ha un apparato genitale che presenta un aspetto simile a quello del sesso opposto (art. 3).
Ove il Tribunale renda una decisione in base agli articoli precedenti, il sesso del richiedente è considerato, a tutti gli effetti di legge e fatta eccezione per casi particolari espressamente stabiliti, modificato nel senso del nuovo sesso. La modifica non influenza i rapporti ed i diritti e doveri sorti prima del riconoscimento del cambio di sesso (art. 4).

È notizia di qualche giorno fa che gli uffici della circoscrizione di Shinjuku (Tokyo) non avevano accettato l’iscrizione nei registri di famiglia del rapporto di paternità in capo a un uomo di 30 anni, nato donna. Il soggetto aveva seguito le procedure di legge per diventare legalmente uomo. Aveva in seguito sposato la propria compagna, che usando sperma donato aveva portato a termine una gravidanza.
Gli uffici dell’anagrafe avevano rifiutato la registrazione del marito della madre come padre del bambino perché il padre era chiaramente incapace di procreare. Non poteva dunque valere la presunzione di paternità prevista dal codice civile per i figli nati da coppia sposata (art. 772 「妻が婚姻中に懐胎した子は、夫の子と推定する」”Si presume che il figlio concepito dalla moglie durante il matrimonio sia figlio del marito”).

Il Tribunale di Tokyo ha confermato la decisione degli uffici. Il figlio è quindi figlio illegittimo, e la casella del padre nel registro di famiglia è rimasta vuota.

Commento personale: mi pare che la cosa non regga dal punto di vista della logica.
Una volta che la legge ammette il cambio di sesso e riconosce la parità di fronte alla legge [su questo punto si possono avere idee diverse ma non è questo il punto in discussione qui], bisogna accettarne le logiche conseguenze. Il figlio di una donna sposata è figlio legittimo della donna e si presume del di lei marito. Mi pare insomma una discriminazione, stando così le cose.
Secondo il giudice Yoshiki Matsutani ( 松谷 佳樹 ) invece la decisione non è contraria alla Costituzione, perché è evidente che nel caso in questione non si possa presumere che il marito sia padre del bimbo. Anzi, il giudice si spinge fino a suggerire alla coppia di adottare il figlio in modo da poterlo rendere figlio legittimo e godere del regime giuridico dei figli legittimi.
E salvare la faccia all’ordinamento giuridico.

Sulla legge sul DIG, vedi anche M. Tanamura e K. Yangwhan, “Family law”, in Waseda Bulletin of Comparative Law 24 (2004), p. 42.

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3 risposte a Questo rapporto di paternità non si può registrare

  1. Elena Falletti ha detto:

    Grazie mille per il link, Andrea!
    Ne farò certo tesoro 🙂

  2. Clarissa ha detto:

    Quello che mi viene da pensare a questo punto, vista la decisione del tribunale,é come si regoli l’anagrafe con tutte quelle coppie “normali” in cui l’uomo é incapace di procreare e che quindi ricorrono alla procreazione assistita. Anche in questi casi si nega al soggetto la paternità? Mi sembra che questa volta non abbiano modo di salvare la faccia…

  3. progmaru ha detto:

    L’idea di adottare il bambino mi sembra una scappatoia furbetta che però non sana il problema che è sorto. Secondo il mio modestissimo parere l’uomo un tempo donna ha tutto il diritto di essere considerato padre dal punto di vista giuridico.

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