Apple v. Samsung: il fronte giapponese

Anche chi non si occupa di brevetti o più in generale di diritto ha probabilmente sentito parlare qualche giorno fa del verdetto della giuria nel caso Apple v. Samsung.
Le 9 persone della giuria del Tribunale di San Jose, California, hanno stabilito che la società coreana Samsung ha violato alcuni brevetti della californiana Apple, ed hanno riconosciuto ad Apple 1 miliardo di dollari come risarcimento per la violazione.
In rete si trovano molti commenti e critiche alla decisione, qui non approfondiamo oltre.

Quella californiana è tuttavia solo una delle molte cause che Apple ha intentato contro Samsung, colpevole secondo lei di aver copiato idee e soluzioni innovative dell’iPhone e dell’iPad, e di averle usate nei suoi cellulari e tablet, in particolare nella serie Galaxy. A sua volta, Samsung ha contrattaccato su altri brevetti e ormai si può parlare di una guerra mondiale combattuta su vari fronti: le decisioni, i risarcimenti e gli eventuali divieti di vendita dei dispositivi che violano i brevetti sono infatti validi esclusivamente per la giurisdizione in cui sono pronunciati.
E così Apple ha presentato azioni legali (vado a memoria) in Corea, in Australia, negli Stati Uniti, in Europa (Germania e UK se ricordo bene), ed appunto in Giappone.

Sul fronte giapponese Apple aveva presentato nel 2011 una causa in cui lamentava la violazione da parte di Samsung di un brevetto avente ad oggetto la sincronizzazione di dati presenti sui dispositivi relativi a musica e film con i server.
Questa mattina il Tribunale distrettuale di Tokyo,  Pres. Tamotsu Shoji ( 東海林 保 , con un passato all’Alta Corte per la Proprietà Intellettuale), ha respinto la richiesta di risarcimento dei danni presentata Apple (¥ 100M, circa un milione di euro). Samsung in altre parole non ha violato il brevetto in questione: fonti giornalistiche citano (con una minima discrepanza) il passo chiave della sentenza:

「サムスンの採用している方法は、アップルの発明した技術の範囲には入らない」
「GALAXYで使われている技術は、アップルの特許の技術的範囲に属するとは認められない」
“I metodi adottati da Samsung / dal Galaxy non rientrano nel campo delle tecniche scoperte da / coperte dal brevetto di Apple”

Apple è stata inoltre condannata a pagare le spese processuali.
Il caso non è (ancora?) pubblicato sul sito della Corte Suprema. Bloomberg riporta in inglese gli estremi del caso: Apple v. Samsung Electronics Japan, Case No. Heisei 23 (WA)27941 – Tokyo District Court.

Si tratta del primo verdetto giapponese nella guerra tra le due società.
La battaglia in Giappone tuttavia continua per quanto riguarda altri brevetti: quelli sugli schermi sensibili al tatto, in merito ai quali entrambe le società hanno chiesto provvedimenti di urgenza aventi ad oggetto lo stop alla commercializzazione dei prodotti dell’altra.

Per chiudere, un saggio pubblicato nel febbraio 2005 dal giudice che ha presieduto il caso, Tamotsu Shoji, quando era ancora giudice della Sezione civile n. 47 del Tribunale distrettuale di Tokyo.
Titolo del saggio:  「最近の著作権判例について」 (“Sulle sentenze recenti in materia di diritti d’autore”).

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2 risposte a Apple v. Samsung: il fronte giapponese

  1. Elena ha detto:

    Questa controversia mi ricorda un po’ il gioco del risiko applicato ai brevetti con i ricorsi alle corti al posto dei carriarmatini 😀
    Ciao, Andrea!

  2. Pingback: Aggiornamenti flash – Tech edition | il diritto c'è, ma non si vede

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