Paolo Salom: Fukushima e lo tsunami delle anime

Ho letto il libro di Paolo Salom,  giornalista del Corriere della Sera, “Fukushima e lo tsunami delle anime” , edito da Quintadicopertina. Questa che segue ne è una breve recensione.

Non si tratta di un’analisi scientifica, come dichiarato dallo stesso autore nelle prime pagine, anche se il volume contiene naturalmente dati e numeri, generalmente corretti. Le poche imprecisioni tecniche sono già state indicate in un post dell’ottimo Marco Casolino.
Non si tratta nemmeno di un libro prettamente di diritto: questo di Salom è il resoconto in presa diretta del viaggio di “avvicinamento al vulcano invisibile” che era (e nonostante tutto continua ad essere) la centrale di Fukushima, arricchito di interviste e riflessioni messe giù in un momento successivo.

Il libro presenta tuttavia due profili di interesse per il giurista.
In primo luogo esso espone una ricostruzione dei fatti più importanti. Vista l’overdose di notizie sul disastro, un documento che mette ordine nella cronologia dei fatti è utile.
In secondo luogo esso descrive i sentimenti che si sono vissuti a Tokyo e in Giappone dopo l’11 marzo.

Certi aspetti a distanza di appena pochi mesi appaiono già lontanissimi.
È il caso delle pagine dedicate all’ex Primo Ministro Naoto Kan, che nonostante le incertezze e gli errori nella gestione dell’emergenza, aveva tenuto un atteggiamento più coraggioso e più attento alla voce dei cittadini, proponendo un’uscita totale dal nucleare. Kan è stato sostituito dall’attuale Primo Ministro, Yoshihiko Noda, che ha già dato dimostrazione in vari ambiti -per citarne tre: pena di morte, tasse, e appunto politica energetica- di agire in base alla ragione di Stato senza troppa attenzione al sentimento popolare o ai dibattiti in corso.

Non sono purtroppo lontanissime le paure e le preoccupazioni causate dalla catastrofe naturale e umana, vere protagoniste del libro.
E l’analisi dei sentimenti è un punto importante per giurista che si occupi di Fukushima: se parte dei danni che dovranno essere risarciti derivano da una contaminazione effettiva dell’ambiente e dei prodotti, parte dei danni subiti dall’industria alimentare e dal turismo sono costituiti dai cosiddetti “fuhyo higai”, i danni da “voci allarmistiche”, derivanti dalla reazione dei consumatori al disastro. L’agile volume presenta le voci di sfiducia dei cittadini  nei confronti del governo, di TEPCO e degli attori impegnati nella gestione della crisi.
Un’altra voce importante dei risarcimenti di Fukushima sarà costituita dai danni psicologici. Anche su questo aspetto la fotografia di Salom è nitida, e arricchita dalle parole del sociologo Junji Tsuchiya dell’Università Waseda.

In definitiva, un libro scritto bene e che aggiunge un tassello alla vicenda complessa e sfaccettata del disastro nucleare di Fukushima.

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