I giapponesi che fanno causa (III)

Terza puntata della rassegna su procedimenti annunciati, in corso o arrivati a sentenza nei tribunali giapponesi. Qui la prima puntata della serie, e qui la seconda.

6. La casalinga di Fukuoka

Una signora sui 40 anni di Fukuoka compra una sedia dalla popolare catena di mobili e arredamento Nitori. La sedia si rompe, la signora cade, si rompe le ossa del bacino e dopo 4 mesi le viene diagnosticata la depressione.
La casalinga di Fukuoka fa causa a Nitori per 57 milioni di yen, circa 560.000 euro al cambio odierno. In primo grado il Tribunale di Fukuoka sez. di Ogura le aveva concesso un risarcimento di 9,6M jpy, ma ieri l’Alta Corte di Fukuoka, Pres. 古賀 寛 (Akira Furuga??) ha riconosciuto un risarcimento di 15,8M jpy (155k eur).
Nitori aveva contestato la presenza di un nesso di causalità tra la caduta dalla sedia e l’insorgere della depressione, ma l’Alta corte ha deciso in senso favorevole alla signora.
Nitori non commenta, ma ricorda che aveva già comunicato l’incidente al Ministero dell’Industria, e che il modello di sedia in questione rispettava gli standard di sicurezza giapponesi.

7. Non scann(erizz)are un libro per conto altrui

La legge giapponese sul diritto d’autore permette la copia ad uso personale.
Permette anche la copia personale in formato digitale, chiamata in slang 自炊 (jisui) cioè “cotta da sé”, perché di solito si tratta di scan fatti da soli.
Il problema è che scann(erizza)are un libro intero richiede parecchio tempo, a meno che si abbiano le attrezzature adeguate, i software e una buona organizzazione del lavoro.
Entrano in scena società come questa che posseggono i tre fattori di cui sopra e che per 100 yen digitalizzano un libro per conto del proprietario. Il business funziona così: il proprietario invia a proprie spese il libro alla società, che tagliano il dorso del libro, scann(erizz)ano i fogli e producono files pdf o in altri formati leggibili dai principali ebook readers.  Il file viene messo a disposizione del proprietario del volume cartaceo. L’ex-libro viene di regola buttato via; alcune società offrono la possibilità di restituire i fogli al proprietario come servizio opzionale a pagamento.
Questi servizi intendono riempire il vuoto lasciato da un mercato di ebook in Giappone ancora troppo piccolo rispetto ai potenziali clienti e alla quantità e alla diffusione di aggeggi sui quali da qualche tempo è possibile leggere ebook.
Questo tuttavia non piace ad alcuni autori e editori che hanno presentato richiesta al Tribunale di Tokyo di sospendere l’attività delle società in questione. Keigo Higashino ed altri 6 autori non hanno nulla da dire sulla copia personale, ma ritengono che il fornire tali servizi a terzi in forma imprenditoriale sia in violazione della legge sul diritto d’autore, e hanno deciso di agire in giudizio prima che la situazione sfugga di mano.

8. C’è sempre una prima volta

È la prima volta che un’amministrazione cittadina si rivolge ad un avvocato per far valere le proprie richieste. La città di Futaba, provincia di Fukushima, situata nella zona di esclusione entro i 20 km dalla centrale di Fukushima-1, ha dato mandato ad un avvocato per agire in giudizio ed ottenere da Tepco i risarcimenti conseguenti all’incidente nucleare.
Gli attori sostengono che le procedure stabilite da Tepco siano troppo complesse.

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3 risposte a I giapponesi che fanno causa (III)

    • Andrea O. ha detto:

      Caro Gianluca, grazie del commento e degli auguri 🙂
      Il caso dello studente iraniano è nella bozza di un altro post, grazie per la segnalazione.
      Buone feste anche a te, e a risentirci presto!

  1. Pingback: I giapponesi che fanno causa (V) | il diritto c'è, ma non si vede

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