I giudici della Corte Suprema (II)

Secondo post della serie sui giudici della Corte Suprema.
Oggi presenteremo gli ultimi due membri del Primo collegio ristretto ed il Presidente della Corte, che fa parte del Secondo collegio ristretto.

Tomoyuki Yokota ( 横田 尤孝 )

Nato il 2 ottobre 1944.
Nel 1969 si laurea in giurisprudenza presso l’Università Chuo di Tokyo. L’anno successivo supera l’esame per le professioni forensi. Nel 1972, terminato il periodo di pratica, viene nominato pubblico ministero. Ha svolto attività investigative presso gli uffici del PM di Tokyo, Sendai, Utsunomiya e Yokohama. Nel 1987 viene promosso a funzioni dirigenziali presso l’ufficio del PM di Fukuoka, dove rimane fino al 1997. Nel 1998 diventa istruttore presso la Scuola per le professioni forensi. In seguito assume cariche dirigenziali presso il Ministero della Giustizia e torna agli uffici del PM di Hiroshima.
Nel 2007 lascia la magistratura giudicante per limiti di anzianità e nel 2008 si iscrive al Primo ordine degli avvocati di Tokyo.
Nominato giudice della Corte Suprema il 6 gennaio 2010.

Cos’è essere un giudice per lui, nelle sue parole, nella mia traduzione:

“Sento con forza che non vi sono responsabilità maggiori di quella che ho. Voglio svolgere il mio compito con devozione e cura, avendo sempre in mente il timore nei confronti del giudicare (dell’attività del giudice)”

La sua frase preferita è del campione di shogi Kozo Masuda:「辿り来て,未だ山麓」 “Finalmente arrivato, ma appena ai piedi della montagna”.

Libri preferiti: tra i libri letti da giovane ricorda Silenzio di Shusaku Endo e Vite di grandi donne giapponesi di Shugoro Yamamoto. Recentemente, le opere a carattere giuridico che lo hanno impressionato sono 仮釈放 (Liberazione condizionale) e 赤い人 (Gli uomini rossi [?]) di Akira Yoshimura, 獄窓記 (Cronache dalla finestra di una prigione [?]) e  累犯障害者 (Disabili, delinquenti abituali) di Joji Yamamoto.
Hobbies: nessuno in particolare, ma ama passeggiare nel vicinato, visitare templi antichi, ammirare quadri e arti tradizionali, e ascoltare qualsiasi genere di musica.

Yu Shiraki ( 白木 勇 )

Nato il 15 febbraio 1945.
Laureato in giurisprudenza presso l’Università di Tokyo nel 1968. Supera nello stesso anno l’esame per le professioni forensi e due anni dopo è nominato giudice a latere. Svolge attività presso il Tribunale distrettuale di Tokyo, presso l’Ufficio risorse umane, il Tribunale di Niigata e di nuovo Tokyo.
Nel 1980 è promosso giudice. Eccettuati 3 anni a Nagoya, 1 anno a Mito e 1 a Hiroshima, il seguito della sua carriera si divide tra incarichi negli uffici amministrativi della Corte Suprema e nei tribunali di Tokyo.
Il 15 gennaio 2010 è nominato giudice della Corte Suprema.

Cos’è essere un giudice per lui: la ragione d’essere dei tribunali è risolvere le controversie in maniera giusta e appropriata. Ritiene di aver svolto in questi 40 anni il suo lavoro con sincerità, devozione e in buona fede, e intende continuare così.

Libri preferiti: legge e rilegge in maniera non sistematica le opere di Soseki Natsume, Tatsuo Hori, Yasunari Kawabata e Ryotaro Shiba.
Hobbies: leggere e guardare eventi sportivi: da giovane giocava a baseball ma ora ama guardare il baseball, il calcio, il rugby ed il golf.

Presidente della Corte Suprema, Hironobu Takesaki ( 竹崎 博允 )

Nato l’8 luglio 1944.
Laureato in giurisprudenza presso l’Università di Tokyo nel 1967. Supera nello stesso anno l’esame per le professioni legali e due anni dopo è nominato giudice a latere. Svolge attività presso il Tribunale distrettuale di Tokyo ed Hiroshima, e presso la Scuola per le professioni forensi.
Nel 1979 è promosso a giudice. Eccettuato 1 anno a Nagoya, tutto il seguito della sua carriera si divide tra incarichi negli uffici amministrativi della Corte Suprema e nei tribunali di Tokyo.
Nominato giudice della Corte Suprema il 25 novembre 2008.

Cos’è essere un giudice per lui:

“In qualità di giudice di ultima istanza, intendo sforzarmi per ascoltare le opinioni con un atteggiamento imparziale ed equo, inquadrandole nel corso della storia, e amministrare un giudizio razionale.”

Parole preferite: ritiene sia necessario un “sano scetticismo” per poter ascoltare in maniera imparziale le diverse opinioni, e di dover seguire “le teorie fondamentali e universali delle società umane” nei suoi giudizi di ultima istanza.

Libri preferiti: ama i libri di storia, i saggi e i libri di scienze naturali. Tra i libri letti ultimamente, gli sono piaciuti L’ultimo teorema di Fermat di Simon Singh, Il dito di Galileo di Peter Atkins e i libri sull’antica Roma di Nanami Shiono. Cita anche, come autori di suo gradimento, Ryotaro Shiba, Shuhei Fujisawa e Akira Yoshimura.
Hobbies: giardinaggio e ascoltare musica.

(puntata precedente)                                                                                               (continua)

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4 risposte a I giudici della Corte Suprema (II)

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