Impiccare una persona è costituzionale?

Nel 2009 una persona prese una tanica di benzina e diede fuoco a un salone di pachinko di Osaka. Morirono 5 persone, e 10 rimasero ferite.
Il 43enne Sunao Takami ( 高見 素直 ) è imputato presso il Tribunale distrettuale di Osaka (Pres. Makoto Wada 和田 真 ) per questo fatto. Il sig. Takami si è dichiarato colpevole.
Il processo dunque parrebbe essere indirizzato verso una probabile condanna a morte, e non sembrerebbe uno di quei casi che, per le peculiarità che li contraddistinguono, vanno a finire nei manuali di diritto e procedura penale come casi di scuola.

E invece la difesa del sig. Takami è passata all’attacco, e il caso ha già attirato l’attenzione di vari studiosi, tra cui quella del titolare.
Per capire dove stia la particolarità del caso occorre fare un passo indietro e dare un’occhiata alla Costituzione giapponese, che, dietro evidente influenza di quella americana, prevede all’art. 36, il divieto di tortura e di pene crudeli:

第36条 公務員による拷問及び残虐な刑罰は、絶対にこれを禁ずる。
Art. 36 – Torture e pene crudeli da parte di dipendenti pubblici sono assolutamente proibite.

I difensori del sig. Takami hanno sottoposto alla Corte la questione se la pena di morte, nei modi in cui viene eseguita in Giappone, e cioè per impiccagione, possa considerarsi pena crudele. La corte ha interrotto il processo per discutere la questione.
Uno dei testimoni portati dalla difesa è Takeshi Tsuchimoto, 76 anni, prof. emerito dell’Università di Tsukuba ed ex PM dell’Ufficio supremo del pubblico ministero ( 最高検察庁 ) , testimone di alcune esecuzioni capitali, che ha rilasciato dichiarazioni interpretabili in vari modi.
Secondo questa fonte Tsuchimoto ha detto che ritiene l’impiccagione una pena crudele in contrasto con la Costituzione, ma che ritiene la pena di morte un istituto da mantenere, anche perché non si può ignorare che secondo i sondaggi del governo il 60% dei giapponesi sono a favore del mantenimento della pena capitale.
Quest’altra fonte invece riporta parole più chiare e più critiche di Tsuchimoto nei confronti dell’impiccagione e della pena di morte.
È stato invitato a testimoniare anche un esperto di medicina legale austriaco, che ha reso testimonianza in linea con le tesi della difesa. Di lui abbiamo solo il nome storpiato in katakana: ワルテル・ラブル . Walter… Raburu?

Due precedenti della Corte Suprema del Giappone risalenti al 1948 e nel 1955 hanno dichiarato l’impiccagione non in contrasto con la Costituzione, anche se il giudizio del 1948 ha sostenuto che essa potrebbe divenire incostituzionale se in un certo momento l’opinione pubblica la ritenesse una pena crudele.
La pressione sulla pena di morte è comunque in crescita: anche la Federazione giapponese degli Ordini degli avvocati, nel convegno annuale in tema di diritti umani, ha manifestato la contrarietà alla pena di morte e esortato un ripensamento sul tema.

Il processo, vista la gravità del fatto, si svolge davanti ad un collegio che comprende i saiban’in. Si tratta cioè di un processo con giuria mista: la Corte è composta da 6 giudici popolari e 3 togati. Le questioni in materia di costituzionalità (e interpretazione) delle leggi sono però decise esclusivamente dai giudici togati. Più di 4 giudici popolari hanno assistito volontariamente anche a queste discussioni.

Esauriti i due giorni dedicati alla questione di costituzionalità, il processo è ripreso con la 13ma udienza.
È stato il turno dei parenti delle vittime, che grazie ad una riforma recente possono partecipare al processo penale e presentare opinioni. La madre di Mai Nobuhara (? 延原麻衣 ), che morì nell’incendio a 20 anni, ha dichiarato:

“Voglio che sia data la pena di morte, come un modo per l’imputato di assumere le proprie responsabilità”

La sentenza è prevista a breve.

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4 risposte a Impiccare una persona è costituzionale?

  1. Gianluca Gentili ha detto:

    Il tema è molto interessante, grazie per averlo segnalato.
    Non so quale peso abbiano i materiali giuridici extra-sistemici in Giappone (dalle mie letture opterei per un’influenza minima, soprattutto nell’ambito dell’interpretazione costituzionale: cfr. http://www.juridicas.unam.mx/wccl/ponencias/12/200.pdf), ma sembra che quelli statunitensi occupino comunque un posto privilegiato. Proprio alla luce dell’influenza del diritto statunitense e del Bill of Rights federale (mutuato dalle prime costituzioni degli Stati membri dell’Unione) sulla Costituzione nipponica, forse la difesa potrebbe sottolineare come negli Stati Uniti, pur confermando la costituzionalità della pena di morte (anche se soggetta a sempre più numerose eccezioni), numerose corti statali hanno affermato l’incostituzionalità dell’impiccagione e ci si muova verso modalità di esecuzione, di c.d. “terza generazione” (non solo iniezione letale al posto di sedia elettrica e impiccagione, ma anche iniezione letale solo con uso di determinate sostanze).

    Certo, purtroppo, non sarebbe di ausilio – nel sostenere la tesi dell’incostituzionalità dell’impiccagione – il fatto che la Corte suprema degli Stati Uniti non abbia mai dichiarato questa specifica pratica incostituzionale in base all’VIII Emendamento (divieto di pene “crudeli ed inusuali”).

    Gianluca

    • Andrea O. ha detto:

      Gianluca, grazie a te del commento e del link al paper, molto interessante. Sono d’accordo con quello che hai scritto, e penso che sia difficile che in Giappone la Corte suprema dichiari la pena di morte anticostituzionale; più probabile che se davvero vi saranno dei passi verso l’abolizione, saranno fatti dal Parlamento. La presa di posizione della Federazione degli ordini degli avvocati mi pare un dato importante.

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