Pronuncia dell’Alta Corte di Osaka sulla quota ereditaria dei figli nati fuori dal matrimonio

Una particolarità del diritto di famiglia/successorio giapponese riguarda la differenza di trattamento tra figli nati da genitori sposati ( 嫡出子 noti anche, con termine non del tutto felice: “figli legittimi”) e figli nati fuori dal matrimonio ( 非嫡出子 idem: “figli illegittimi”) in relazione alle quote ereditarie in caso di successione intestata: il Codice civile giapponese prevede che ai figli nati da genitori sposati vada il doppio della quota spettante ai figli nati fuori dal matrimonio (art. 900 comma 4).
Ad esempio, nel caso che veda concorrere un figlio nato da genitori sposati e un figlio nato fuori dal matrimonio, al primo andranno i 2/3 e al secondo 1/3 dell’asse ereditario; in caso di due figli nati da genitori sposati e uno nato fuori dal matrimonio, ai primi 2/5 ciascuno, e al figlio nato fuori dal matrimonio 1/5. E così via.

La regola era stata attaccata per la sua presunta incostituzionalità, ma la Corte Suprema aveva statuito, l’ultima volta nel 1995 (qui il giudizio tradotto in inglese), che la norma non fosse in contrasto con la Carta costituzionale, poiché essa non eccedeva l’ambito entro il quale il legislatore gode di discrezionalità legislativa.

L’Alta Corte di Osaka ha reso un giudizio che incrina questo indirizzo. La decisione è del 24 agosto ma è uscita sui giornali in questi giorni.
La vicenda riguarda l’appello avverso una decisione del Tribunale di famiglia di Osaka, su una causa riguardante la divisione dell’eredità di un uomo tra la moglie e 4 figli, di cui uno nato fuori dal matrimonio. La Corte, Presidente Yoshifumi Akanishi (? 赤西芳文 qui la sua carriera) ha sostenuto che la vita famigliare, i rapporti genitori/figli e la mentalità dei cittadini sono cambiati, e che nel 2008 il differenziare tra figli nati da genitori sposati e figli nati fuori dal matrimonio eccede l’ambito di discrezionalità concesso al legislatore.
La parte rappresentante i figli nati dai genitori sposati non ha presentato ricorso ed il giudizio è passato in giudicato.

Fonti: Asahi Shinbun, Yomiuri Shinbun, Nikkei Shinbun.

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