Segni dei tempi, o di un suggerimento o due di tecnica legislativa

La legge sulle società commerciali, l. 86 del 26 luglio 2005, entrata in vigore il 1 maggio 2006.

Ecco un chiaro esempio di pessima tecnica legislativa.
Il testo di legge è lunghissimo: con i suoi 979 articoli, la legge sulle società occupa nelle raccolte di leggi (il classico 六法 , breviario dello studente di giurisprudenza giapponese) uno spazio in pagine pari a 2,5 volte il codice civile.
Ripeto: due volte e mezzo l’intero codice civile giapponese.

La forma è convoluta, anche inquadrando la cosa negli standard giapponesi.
L’obiettivo di non lasciare nulla di non scritto, nulla al caso, è perseguito attraverso un’estrema minuzia, abbondanti ripetizioni, una prolissità senza vergogna. L’uso di espressioni sintetiche o semplificative è pressoché sconosciuto.
Questo stile, allungando il testo a dismisura, impone uno sforzo considerevole all’interprete e sortisce in conclusione l’effetto di rendere assai difficile seguire il disegno complessivo della disciplina.
Difficile immaginare che un umano l’abbia letta da capo a fondo. Anche tra la Commissione legislativa che l’ha scritta.

In cosa questo è un segno dei tempi?
Beh, perché naturalmente la legge sarà stata scritta su computer. E allora giù di copia e incolla. Se una disposizione sembra ambigua, se c’è la minima, remota possibilità che una norma possa dare luogo a dubbi interpretativi, aggiungere una pappardella di definizioni, rimandi, spiegazioni superflue, incisi ad abundantiam.
Per quello che costa, meglio stare sul sicuro, meglio appunto abbondare che deficere, giusto?

E allora la mia proposta è questa: la prossima volta che bisogna scrivere un testo di legge di una certa importanza, caro legislatore, se cerchi la chiarezza, e tu la cerchi, c’è un modo semplice per ottenerla.

Proibisci alla Commissione legislativa di usare qualsiasi strumento elettronico.

Da’ loro la tecnologia che avevano a disposizione 100+ anni fa Kenjiro Ume, Masaaki Tomii e Nobushige Hozumi, i “padri del diritto civile giapponese”.
Niente computer, niente stampanti, niente fotocopiatrici.
Ok, non pretendo il pennello e l’inchiostro sciolto sfregandolo sulla pietra, ma un po’ di biro o di matite andranno più che bene.
Loro, in Commissione, staranno a scrivere fino alle 2 di notte, ma saranno contenti perché così mostreranno a tutti di essere dei gran lavoratori.
Noi, utenti dei testi di legge, saremo contenti perché avremo un testo usabile. Leggibile.
Sarà una win-win situation.

Ah no dimenticavo, un’ultima cosa: ok le tradizioni, capisco la path dependency, i ricordi dell’asilo, le curve di Nikko e tutto il resto.
Però, nel 2011, in un Giappone che dice sempre di volersi aprire al mondo, lasciate perdere una volta per tutte gli elenchi i-ro-ha nei testi di legge.
Vi prego.

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2 risposte a Segni dei tempi, o di un suggerimento o due di tecnica legislativa

  1. Pingback: Aggiornamenti flash – TEPCO edition | il diritto c'è, ma non si vede

  2. akikorossella ha detto:

    Avrò speso almeno 250 euro per comprare un’orrida traduzione in inglese di questo testo, e ancora non si trova nulla in italiano. Ho tradotto quello che mi serviva, ma rimane comunque un lavoro immane.
    Se si decidessero a semplficare un po’ il linguaggio…

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